ATOM 222

Il messaggio segreto per gli «oggetti non identificati» sulla linea rossa fra Washington e Mosca

Paolo GuizzardiFoto di Paolo

THIS ARTICLE HAS AN ENGLISH VERSION   English version

ESTE ARTÍCULO TIENE UNA VERSIÓN EN CASTELLANO   Versión en español

Una telescrivente su cui è stato battuto il messaggio ATOM 222

Immagine realizzata con IA


No, non ho cambiato genere dedicandomi ai romanzi di intrighi geopolitici. Questa volta parlo di una questione molto concreta, che lega il fenomeno UFO/OVNI ai rischi legati alle armi nucleari.

Nel 1971 Stati Uniti e Unione Sovietica firmarono un accordo per evitare che un incidente, un errore o un evento inspiegato potesse far scoppiare una guerra nucleare. L'accordo conteneva essenzialmente dei principi.

Nel 1976 diedero forma concreta ai principi di quell'accordo, concordando una serie di messaggi in codice da trasmettere sulla "linea rossa" di comunicazione diretta nel caso si verificassero situazioni impreviste tali da poter innescare un conflitto atomico, consentendo una rapida reazione per scongiurare il pericolo.

Quello che ci interessa qui è che una di queste situazioni era la comparsa di "oggetti non identificati" sugli schermi dei sistemi di allarme missilistico: in quel caso era prevista la trasmissione del messaggio in codice ATOM 222.

Ho appena pubblicato nel cassetto «Varie» del mio sito la traduzione italiana di un documento declassificato, pubblicato dal National Security Archive e rimasto segreto per quasi quarant'anni (scheda VAR-040). Si tratta di un promemoria classificato SECRET con cui il Segretario della Difesa statunitense illustrava alla Casa Bianca, su richiesta dell'Assistente del Presidente per gli Affari di Sicurezza Nazionale, come Washington e Mosca potevano parlarsi in tempo di crisi.

Allegato al promemoria c'è il punto di maggiore interesse: il Protocollo del 30 settembre 1976, firmato a Ginevra, che assegna uno specifico codice a ciascuna delle situazioni di emergenza capaci di trascinare le due superpotenze in una guerra nucleare.

Per capire come si sia arrivati a quel codice bisogna tornare indietro di quattordici anni.

1962-1963: dopo Cuba, la "linea rossa"

Nell'ottobre del 1962 la crisi dei missili di Cuba mostrò al mondo un'evidenza terrificante: le due potenze nucleari non avevano un modo rapido e diretto per parlarsi. I messaggi fra Kennedy e Chruščëv passavano per le ambasciate e impiegavano ore per arrivare a destinazione, un tempo più che abbondante per precipitare nell'apocalisse nucleare.

La risposta arrivò il 20 giugno 1963, quando a Ginevra i rappresentanti dei due Paesi firmarono il memorandum d'intesa che istituiva il Direct Communications Link, il collegamento di comunicazione diretta che il mondo avrebbe conosciuto come "linea rossa" o Hot Line. Non era un telefono, come vuole l'immaginario popolare, ma una coppia di telescriventi collegate via cavo con un circuito che passava per Londra, Copenaghen, Stoccolma ed Helsinki, con un circuito radio di riserva via Tangeri. La linea fu usata dagli Stati Uniti durante la Guerra dei sei giorni del 1967, per evitare che i movimenti della Sesta Flotta nel Mediterraneo venissero fraintesi da Mosca, e di nuovo durante la guerra arabo-israeliana del 1973.

Missili Nike Hercules alla Base Tuono

Missili Nike Hercules alla Base Tuono, Passo Coe, Folgaria (Trento), l'unica base missilistica NATO della Guerra fredda conservata in Italia (foto dell'autore)

1971: l'Accordo sulle misure e l'Articolo 3

All'inizio degli anni Settanta, nell'ambito dei negoziati SALT sulla limitazione delle armi strategiche, le due delegazioni costituirono due gruppi di lavoro speciali: uno sul rischio di guerra accidentale, l'altro sull'ammodernamento della linea rossa. Il risultato furono due accordi firmati lo stesso giorno, il 30 settembre 1971, a Washington.

Il primo è l'Accordo sulle misure per ridurre il rischio di scoppio di una guerra nucleare, firmato dal Segretario di Stato William Rogers e dal Ministro degli Esteri Andrej Gromyko, di cui ho pubblicato la traduzione molti anni fa (scheda VAR-006 nel mio sito). In nove articoli, le Parti si impegnano a:

  • Art. 1: mantenere e migliorare le salvaguardie contro l'uso accidentale o non autorizzato delle proprie armi nucleari.
  • Art. 2: notificarsi immediatamente qualsiasi incidente accidentale, non autorizzato o inspiegato che comporti la possibile detonazione di un'arma nucleare.
  • Art. 3: notificarsi immediatamente il rilevamento, da parte dei sistemi di allarme missilistico, di oggetti non identificati, o di segni di interferenza con tali sistemi o con le relative comunicazioni, qualora tali eventi possano creare un rischio di guerra nucleare.
  • Art. 4: notificarsi in anticipo i lanci di missili diretti oltre il territorio nazionale verso l'altra Parte.
  • Art. 5: comportarsi, in caso di incidenti nucleari inspiegati, in modo da ridurre la possibilità che le proprie azioni vengano male interpretate.
  • Art. 6: usare in via prioritaria la linea rossa per le notifiche che richiedono un chiarimento rapido.
  • Art. 7: tenere consultazioni per l'attuazione dell'Accordo e per eventuali modifiche.

Il secondo accordo, firmato lo stesso giorno, modernizzava la linea rossa aggiungendo due circuiti via satellite: uno attraverso il sistema statunitense Intelsat, l'altro attraverso il sistema sovietico Molniya.

Fermiamoci qui un momento per contestualizzare la situazione. Nel dicembre del 1969, meno di due anni prima, l'Aeronautica statunitense aveva chiuso il Progetto Blue Book dichiarando ufficialmente che gli UFO non rappresentavano alcuna minaccia per la sicurezza nazionale. Eppure, nel settembre del 1971, le due superpotenze mettevano nero su bianco, in un trattato internazionale, che degli oggetti non identificati rilevati dai sistemi di allarme missilistico potevano essere la miccia di una guerra nucleare. E poche settimane prima della chiusura di Blue Book, il memo del Generale Bolender (scheda VAR-030 nel mio sito) aveva precisato che le segnalazioni capaci di incidere sulla sicurezza nazionale avrebbero comunque continuato a essere trattate nei consueti canali riservati, lasciando intendere che i casi trattati da Blue Book erano quelli privi di qualsiasi rilevanza ai fini della sicurezza nazionale, di fatto quelli meno importanti.

1972: la Commissione consultiva permanente

L'Articolo 7 dell'Accordo prevedeva consultazioni periodiche per la sua attuazione. La sede naturale divenne la Commissione Consultiva Permanente (Standing Consultative Commission, SCC), istituita con il memorandum d'intesa del 21 dicembre 1972 per sovrintendere all'attuazione degli accordi SALT I, e che si riuniva a Ginevra.

30 settembre 1976: il Protocollo e i messaggi ATOM

Cinque anni esatti dopo l'Accordo, il 30 settembre 1976, i lavori della Commissione Consultiva Permanente dettero i loro frutti: i due commissari della SCC, lo statunitense Sidney N. Graybeal e il sovietico Generale Maggiore G. I. Ustinov, firmarono a Ginevra il Protocollo sull'uso delle notifiche immediate in attuazione dell'Accordo sulle misure.

L'obiettivo dichiarato era la "massima riduzione del tempo di trasmissione" delle notifiche previste dall'Accordo del 1971. La soluzione fu tanto semplice quanto efficace: per ciascuna delle sei situazioni di emergenza individuate, le Parti concordarono in anticipo il testo completo di un messaggio, che ognuna teneva a portata di mano, e un messaggio breve composto dalla parola in codice ATOM seguita da un numero di tre cifre. Bastava trasmettere il messaggio breve: chi lo riceveva sapeva già quale fosse il testo completo corrispondente.

ATOM + una cifra ripetuta tre volte
(ATOM 111, ATOM 222…)

Vale la pena fermarsi un attimo su questo dettaglio. Il Protocollo non spiega perché la cifra sia ripetuta tre volte, ma la ragione appare evidente a chiunque abbia lavorato nelle telecomunicazioni: la ridondanza riduce la possibilità di errori. Con un formato ATOM+N, un solo tasto sbagliato avrebbe trasformato un messaggio in un altro, con conseguenze potenzialmente catastrofiche. Con la cifra ripetuta tre volte, invece, un codice ricevuto come ATOM 322 o ATOM 33 avrebbe rivelato subito l'errore di digitazione o di trasmissione, e la rettifica avrebbe richiesto pochi istanti. È lo stesso principio per cui, nelle comunicazioni marittime, i segnali di soccorso e di urgenza si ripetono tre volte: SOS SOS SOS in radiotelegrafia, MAYDAY MAYDAY MAYDAY e PAN-PAN PAN-PAN PAN-PAN in radiotelefonia.

In tal modo, ricevendo i pochi caratteri di "ATOM 222", l'operatore all'altro capo della linea, e sopra di lui i responsabili politici, sapevano immediatamente e con certezza di che cosa si trattava, senza attendere la trasmissione e la traduzione di un testo intero.

Uno schermo radar che mostra una formazione di contatti non identificati

La tipica situazione da ATOM 222 (immagine realizzata con IA)

Oltre alla necessità di eliminare qualsiasi situazione di ambiguità e di errore, la ragione principale di questa scelta era tutta nel tempo. Allora, in una crisi nucleare i minuti potevano scongiurare l'apocalisse, e ogni secondo speso a comporre, trasmettere e tradurre un messaggio era un secondo sottratto alla decisione. È la stessa logica del venerando codice Q delle comunicazioni radiotelegrafiche, che conosco bene per averlo usato ogni giorno negli anni in cui ho lavorato come operatore radiotelegrafista alla stazione radio costiera di Roma Radio (IAR): invece di perdere tempo a battere in Morse una frase intera, bastava un gruppo di tre lettere come QTH per chiedere o indicare una posizione, o QRA per chiedere o dichiarare il nome della nave o dell'aereo, e chiunque, di qualsiasi lingua, capiva all'istante.

Con i codici ATOM vale lo stesso principio. Invece di mettersi a scrivere qualcosa come "Abbiamo rilevato una serie di tracce che dal Mare di Barents si dirigono verso il territorio degli Stati Uniti: si tratta di una vostra esercitazione, o di che cosa?", e di attendere poi che il messaggio venisse tradotto e compreso all'altro capo della linea, bastava trasmettere ATOM 222. Quella manciata di caratteri diceva in un attimo, e con esattezza, quale fosse la situazione e che cosa si chiedeva alla controparte, senza margini di ambiguità e senza bisogno di traduzione.

Il Protocollo di attuazione entrò in vigore il 30 marzo 1977 e rimase a lungo segreto. Fu declassificato il 15 novembre 2013, con ogni probabilità per la prima volta, quando la Jimmy Carter Presidential Library ne autorizzò la pubblicazione integrale.

Il promemoria del Pentagono di cui il Protocollo fa parte descrive in dettaglio il sistema della linea rossa di allora: il terminale principale si trovava nel Centro di comando militare nazionale (NMCC) al Pentagono, un terminale militare alternativo a Fort Ritchie, nel Maryland, e un terzo alla Casa Bianca; c'erano poi quattro circuiti telescriventi, uno via Londra, uno via Roma e due via satellite. In particolare, il promemoria evidenziava la tempistica: un messaggio d'emergenza, approvato dal Presidente, poteva arrivare a Mosca entro cinque minuti; un messaggio sovietico in arrivo veniva tradotto in circa dieci.

I sei codici numerici

Il Protocollo individua sei situazioni di emergenza, e attribuisce a ciascuna il proprio codice.

CodiceSituazioneIl messaggio chiede chiarimenti?
ATOM 111Incidente accidentale, non autorizzato o inspiegato che comporti la possibile detonazione di un'arma nucleareNo: "seguono dettagli"
ATOM 222Rilevamento da parte dei sistemi di allarme missilistico di oggetti non identificatiSì, con urgenza
ATOM 333Rilevamento di interferenze con i sistemi di allarme missilistico o con le relative comunicazioniSì, con urgenza
ATOM 444Lancio non riuscito di un missile senza testata nucleare, la cui traiettoria esce o può uscire dal territorio nazionaleNo: "seguono dettagli"
ATOM 555Incidente nucleare inspiegato, quando chi notifica teme che le azioni dell'altra Parte vengano frainteseSì, con urgenza
ATOM 666Incidente nucleare inspiegato, quando chi notifica teme che le proprie azioni vengano frainteseNo: "seguono dettagli"

Un ufficiale dell'Aeronautica statunitense consulta un registro dei codici in una sala operativa

Immagine realizzata con IA

La tabella rivela una logica precisa. I codici 111, 444 e 666 servono a chi deve spiegare qualcosa di suo: un incidente, un missile andato fuori rotta, un'azione che potrebbe essere fraintesa. Chi li invia sa che cosa è successo, informa la controparte e promette dettagli. I codici 222, 333 e 555 servono invece a chi deve chiedere: chi li invia ha visto qualcosa che non sa spiegare, e domanda all'altro se ne sa qualcosa. Per questi tre casi, e soltanto per questi, il paragrafo 3 del Protocollo obbliga la Parte che riceve il messaggio a trasmettere "con urgenza" le informazioni in suo possesso.

Il codice ATOM 222

Vediamo allora più da vicino il codice che interessa noi. La situazione da cui deriva è il "rilevamento da parte dei sistemi di allarme missilistico di oggetti non identificati, qualora tale evento possa creare un rischio di scoppio di una guerra nucleare tra gli USA e l'URSS". Secondo il Protocollo, il testo completo del messaggio, nella mia traduzione, è il seguente:

"I NOSTRI SISTEMI DI ALLARME MISSILISTICO HANNO RILEVATO OGGETTI NON IDENTIFICATI, E QUESTO EVENTO POTREBBE CREARE UN RISCHIO DI SCOPPIO DI UNA GUERRA NUCLEARE. IL PRESENTE MESSAGGIO COSTITUISCE NOTIFICA AI SENSI DELL'ACCORDO SULLE MISURE PER RIDURRE IL RISCHIO DI SCOPPIO DI UNA GUERRA NUCLEARE TRA GLI STATI UNITI D'AMERICA E L'UNIONE DELLE REPUBBLICHE SOCIALISTE SOVIETICHE DEL 30 SETTEMBRE 1971. CHIEDIAMO UN URGENTE CHIARIMENTO. DA PARTE NOSTRA, FORNIREMO QUANTO PRIMA ADEGUATE INFORMAZIONI AGGIUNTIVE."

Ufficiali sovietici leggono un messaggio ATOM 222 alla telescrivente

Immagine realizzata con IA

Tre sono gli aspetti che meritano attenzione.

Il primo è la parola "nostri". Chi invia ATOM 222 non sta accusando l'altra Parte di aver lanciato qualcosa. Sta ammettendo che i propri radar hanno visto qualcosa che i propri analisti non riescono a identificare, e lo sta ammettendo all'avversario, nel pieno della Guerra fredda. Nessuna delle due superpotenze avrebbe concordato un messaggio del genere se non avesse ritenuto concreta, e non soltanto teorica, la possibilità di doverlo un giorno inviare.

Il secondo è la distinzione fra ATOM 222 e ATOM 333. I redattori del Protocollo hanno separato con cura gli oggetti non identificati dalle interferenze con i sistemi di allarme e le comunicazioni. Due codici diversi per due fenomeni diversi: qualcosa che c'è e non si sa che cosa sia, e qualcosa che disturba i sistemi senza mostrarsi. Il fatto che l'Accordo del 1971 riunisca i due fenomeni nello stesso Articolo 3 fa pensare, peraltro, che fossero percepiti come in qualche modo affini, anche se le interferenze potevano avere pure cause del tutto terrene, come il disturbo elettronico da parte dell'avversario.

Il terzo è l'obbligo di risposta. Così come i principi elencati nell'Accordo del 1971 non erano un puro esercizio di stile, ATOM 222 non è una semplice comunicazione di cortesia. È una domanda formale, alla quale il Protocollo impone all'altra Parte di rispondere con urgenza, mettendo a disposizione ciò che sa. In pratica, le due superpotenze si impegnavano a dirsi a vicenda, in pochi minuti, se un oggetto apparso sui radar di una delle due fosse o meno "roba loro".

Si può obiettare che "oggetti non identificati" non significa necessariamente UFO nel senso in cui lo intendono gli ufologi: un oggetto è non identificato finché non lo si identifica, che si tratti di uno stadio di razzo in rientro, di un fenomeno atmosferico o di un'anomalia del radar. È vero, ed è proprio questo il punto. Il documento dimostra che, in piena era del discredito pubblico sugli UFO, i vertici militari delle due superpotenze consideravano gli oggetti non identificati sufficientemente frequenti e, almeno potenzialmente, abbastanza pericolosi da meritare un codice dedicato e una procedura operativa con obbligo di risposta urgente.

Bisogna osservare inoltre che la dizione "oggetti non identificati", per quanto generica, indica una situazione concreta di cui le due superpotenze evidentemente dovevano essere molto bene al corrente.

Un trattato come questo, pensato per evitare l'apocalisse nucleare, non si negozia su pericoli nati dalla fantasia: se due superpotenze si sedettero a un tavolo per stabilire che cosa fare quando i radar avessero rilevato "oggetti non identificati", è perché quegli oggetti, reali per quanto non identificati, li avevano già visti, e sapevano che si sarebbero ripresentati.

Certo, una parte di quella casistica aveva spiegazioni del tutto terrestri. Il 5 ottobre 1960 il radar di allarme precoce BMEWS di Thule, in Groenlandia, scambiò il sorgere della Luna per un attacco missilistico sovietico; il 23 maggio 1967 una violenta tempesta solare accecò i radar BMEWS, e l'Aeronautica statunitense arrivò a un passo dal reagire come davanti a un'azione ostile.

Ma ATOM 222 non fu pensato per la "spazzatura radar". I guasti, i disturbi e le interferenze, come quelle della tempesta solare del 1967, hanno un codice a parte, ATOM 333. ATOM 222 parla invece di oggetti: corpi fisici, tracciati dai radar, che si muovono nello spazio aereo, e per i quali ha senso chiedere all'avversario "è roba vostra?". Nessuno avrebbe chiesto a Mosca se la Luna o le stelle cadenti fossero "roba sua". ATOM 222 riguardava proprio quella ben precisa categoria di oggetti reali che i sistemi rilevavano senza riuscire a identificarli.

Che il pericolo fosse reale lo dimostrano peraltro i falsi allarmi documentati dallo stesso National Security Archive nel dossier in cui è apparso questo documento. Il 3 ottobre 1979 il radar di Mount Hebo, in Oregon, segnalò il lancio di un missile da un sottomarino al largo della costa occidentale; un rapporto del Senato avrebbe poi attribuito l'eco radar al rientro di un razzo in decadimento orbitale.

Il 9 novembre 1979 sugli schermi del NORAD apparvero le tracce di 1.400 missili intercontinentali sovietici lanciati verso gli USA: si trattava di un nastro d'esercitazione caricato per errore, e l'allarme venne riconosciuto come falso in meno di sei minuti, ma nel frattempo erano già stati attivati vari organi della difesa aerea strategica. Nel giugno del 1980 un circuito integrato guasto produsse altri due falsi allarmi. In tutti questi casi il problema era sempre lo stesso: capire rapidamente che cosa fosse ciò che i sistemi stavano mostrando.

Dall'altra parte della cortina di ferro le cose non andavano meglio. Poco dopo la mezzanotte del 26 settembre 1983, in uno dei momenti più tesi della Guerra fredda, il tenente colonnello Stanislav Petrov era di turno in un bunker alle porte di Mosca che riceveva i dati del nuovo sistema satellitare di allarme precoce sovietico Oko. Il sistema segnalò il lancio di cinque missili balistici statunitensi diretti verso l'URSS. Petrov giudicò strano che un primo attacco americano consistesse di soli cinque missili, non aveva molta fiducia nel sistema appena installato e notò che i radar a terra non confermavano nulla: ritenendolo falso decise, con molto coraggio, di non inoltrare l'allarme alla catena di comando, che in un caso simile avrebbe potuto ordinare la rappresaglia. Dopo minuti di attesa spasmodica, la sua intuizione fu confermata: nessun missile arrivò. Si scoprì in seguito che il satellite aveva scambiato per lanci di missili i riflessi del sole sulla sommità delle nubi, e che il software che avrebbe dovuto filtrarli non aveva funzionato.

Ancora più istruttivo, per il nostro discorso, è quanto accadde il 25 gennaio 1995, a Guerra fredda finita. Quella mattina dalla base di Andøya, nel nord della Norvegia, fu lanciato un razzo scientifico Black Brant per lo studio dell'atmosfera, diretto verso le Svalbard. I radar russi lo rilevarono immediatamente e non lo classificarono come un razzo sonda civile. Il Presidente Eltsin dichiarò in seguito di aver usato per la prima volta la sua valigetta nucleare, il Čeget, consultandosi con il Ministro della Difesa e con i vertici militari; altre fonti russe hanno poi ridimensionato l'episodio. Il dettaglio cruciale è un altro: la Norvegia aveva notificato regolarmente il lancio, con una lettera del 21 dicembre 1994 e con un ulteriore avviso il 16 gennaio 1995. Ma quella notifica, per ragioni mai del tutto chiarite, non era mai arrivata agli operatori dei radar. Una notifica che non arriva a chi guarda lo schermo è come una notifica mai inviata, ed è proprio per questo che il Protocollo del 1976 aveva voluto messaggi brevi, diretti e inequivocabili.

Oggi: i missili ipersonici e il tempo che non c'è più

Nel 1976 un messaggio d'emergenza impiegava cinque minuti per arrivare da Washington a Mosca, e i responsabili delle decisioni avevano davanti a sé una mezz'ora abbondante, il tempo di volo di un missile balistico intercontinentale, la cui traiettoria, per di più, era prevedibile.

Oggi i missili ipersonici hanno cambiato radicalmente questo quadro. Viaggiano a oltre cinque volte la velocità del suono, volano a quote più basse e, soprattutto, sono in grado di manovrare durante il volo, cambiando direzione in modo imprevedibile. Sono difficili da rilevare, da tracciare e da intercettare, e chi li vede arrivare non ha modo di sapere se trasportano una testata convenzionale o nucleare. Secondo un'analisi di Project Ploughshares del novembre 2025, il tempo di preallarme potrebbe presto scendere sotto i dieci minuti.

Ora si rilegga questa descrizione accanto a quella di molti UFO/UAP riferiti da piloti militari e operatori radar negli ultimi ottant'anni: velocità estreme, quote insolite, cambi di direzione repentini e non balistici. La somiglianza è evidente, e pericolosa in entrambe le direzioni. Un UAP, o una formazione di UAP, può essere scambiato per un attacco ipersonico in arrivo. E un missile ipersonico può passare, per i primi preziosissimi minuti, per uno dei tanti "oggetti non identificati" che i sistemi di sorveglianza registrano regolarmente. Ho trattato questo tema nel mio articolo del 10 novembre 2022 Missili ipersonici e UAP: pericolose somiglianze, e le considerazioni di allora valgono ancora di più oggi.

In questo scenario la domanda di ATOM 222, "è roba vostra?", servirebbe più che mai, ma è sempre più difficile porla in tempo. Il tempo è stato eroso dagli ipersonici. La fiducia reciproca scarseggia: il 5 febbraio 2026 il trattato New START è scaduto senza essere sostituito. E il mondo non è più bipolare: le potenze nucleari sono nove, mentre la linea rossa del 1963 collegava soltanto Washington e Mosca. Con tempi così ridotti cresce la tentazione di affidare una parte della catena decisionale ai sistemi automatici e all'intelligenza artificiale. È proprio ciò che un ATOM 222 del XXI secolo, istantaneo, multilaterale e capace di condividere i dati in tempo reale, dovrebbe aiutare a evitare.

Nel 1976 due avversari irriducibili seppero mettersi d'accordo, in segreto, su un fatto elementare: quando i radar mostrano qualcosa che nessuno sa spiegare, la prima cosa da fare non è sparare, ma chiedere. Quella lezione oggi è più attuale che mai.

Desidero terminare questo articolo reiterando la conclusione del mio articolo precedente, che si fa sempre più urgente mano a mano che aumentano la quantità e la potenza distruttiva degli armamenti a disposizione delle potenze terrestri.

C'è l'urgente necessità di azioni diplomatiche per la definizione di accordi volti a mitigare il rischio per la sicurezza globale posto dalla proliferazione delle armi ipersoniche e, come è accaduto nel 1971, c'è la necessità di includere il fenomeno UAP nel calcolo.

In parallelo, è necessario avviare uno studio scientifico aperto e internazionale del fenomeno, perché in una situazione potenzialmente pericolosa come questa è più importante che mai sapere il più possibile su di esso. In particolare, gli studi dovrebbero concentrarsi sullo sviluppo di un modo per distinguere in modo affidabile le manifestazioni del fenomeno UAP dai missili ipersonici.

Paolo Guizzardi

La traduzione integrale del documento, con il promemoria del Segretario della Difesa, l'allegato sulle procedure della linea rossa e il Protocollo, è disponibile nella scheda VAR-040 del mio sito. L'Accordo del 1971 si trova nella scheda VAR-006.


Versioni: 24/10/2026

Fonti